Emo Story Emo Style di Francesco Balestri

Il termine emo si riferisce ad una tipologia di musica e ad uno stile di vita tornato di moda di recente, ma che affonda le sue radici agli inizi degli anni ’80. Questo genere musicale nasce come Punk rock e subisce svariate influenze da altri generi in auge in quegli anni, come l’indie rock e l’alternative rock. I primissimi lavori, benché avessero ancora al loro interno una forte componente hardcore si distinsero dai precedenti per una maggiore sensibilità dei testi, le musiche erano molto più melodiche e orecchiabili e i testi delle canzoni erano più elaborati tanto che inizialmente questo tipo di sonorità divenne il simbolo di una Washington (città dove si sviluppò il fenomeno) underground, alternativa. Qui venne per la prima volta usato il termine emo, come emotional, ossia qualcosa più legato alle emozioni e alla sensibilità e non più a quel sound grezzo e violento di un tempo. Con l’inizio degli anni ’90 molte delle band che avevano dato il via a questo genere di punk melodico si sciolsero dando il via a tutta una serie di movimenti altalenanti che anno dopo anno modificarono e adattarono il genere ad un nuovo stile di vita e a una nuova moda.

Agli esordi del nuovo fenomeno musicale parlando di punk, rock, grunge, hardcore e successivamente di indie, veniva da pensare ad un riconoscibile modo di vedere il mondo e un eccentrico modo di vestire. Durante gli anni ’80 e ’90, quando il denim e i famosissimi Levi’s 501 hanno iniziato la loro scalata al successo, l’abbigliamento consisteva per lo più nell’indossare t-shirt con un enorme scollo sul davanti, meglio se stinte, giusto per dare quel senso di decadenza-sciatteria-celhocolmondo che non guastava mai, e ovviamente borchie e rivetti dappertutto. Non scordiamoci inoltre il capello lungo crespo. E poi ci domandiamo come mai fossero cose underground e non sempre contemplate! Questi andavano in giro conciati come fossero appena usciti da una clinica di riabilitazione, il capello stile Gesù Cristo in croce, punte metalliche sparse sui vestiti che parevano armi belliche, e inveivano contro il mondo di fronte a folle inferocite che saltavano al suono della loro musica! Diciamocelo francamente, non erano proprio il tipo di persone che avremo scelto per far da baby sitter o da presentare ai genitori per la festa di fine anno! Ma loro erano superiori! Sapevano come andava il mondo, come la vita doveva essere presa a morsi e strappare tutto ciò che c’era…eh, sennò a che servivano le borchie?

Con l’avvicinarsi del nuovo millennio e con la tecnologia che ha subito una forte impennata queste nuove sonorità, che non sempre erano fedeli alle band d’esordio, spopolano in tutto il mondo grazie al mainstream, e tutto quello che prima era solo un fenomeno di nicchia per pochi (si fa per dire) eletti, adesso si trasforma in qualcosa di più fruibile. L’abbigliamento, altro grande aspetto di queste nuove ondate emotional, si ispira moltissimo alla moda streetskater. Questo forse è anche uno degli aspetti più divertenti e che snatura completamente il senso delle precedenti generazioni. Se prima i cantanti o gli stessi fan di questi gruppi vestivano in pelle, con borchie e catene dando l’impressione di voler dare picchi sul grugno di coloro che gli si paravano davanti, adesso siamo all’opposto. Il ragazzini emo, si perché oggi il target di tale musica si è notevolmente abbassato, vestono jeans skinny al punto che tu che li vedi inizi a dubitare che stiano respirando o meno! Altra grande nota distintiva del loro stile è quello di avere i capelli mori con una lunga frangia asimmetrica, possibilmente che va a a coprire uno dei due occhi in modo che tu possa di continuo scacciarla con un rapido movimento indietro della testa. Non sei moro ma vuoi essere emo lo stesso? Che problema c’è…ci sono le tinte, no? Indossano inoltre t-shirt e accessori rigorosamente neri o rossi, a sottolineare il colore della passione e il colore della cupidigia, e hanno gli occhi truccati con eyeliner dei medesimi colori, avvicinandosi di più in questo modo alla scena pop più che alle altre del passato.

Avere stile è difficile si sa, ma chi si agghinda in questo modo per moda e non per un reale sentire si nota subito, finendo così per somigliare a un fenomeno da baraccone nel peggiore dei casi, nei migliori si finisce per somigliare a un branco di bambini che giocano con i trucchi della mamma mettendosi indosso quello che capita. Perché il trucco rosso tendente al rosa? Ma è ovvio! Loro sono emo e soffrono un casino, noi non lo sappiamo ma il mondo ce l’ha con loro e non li capisce, devono quindi dare sempre l’idea di coloro che sono emarginati perché troppo sensibili! Vi prego, qualcuno dica loro che si può essere sensibili pur non indossando cose che ti fanno somigliare ad un insaccato anoressico o a uno appena uscito dalla sala trucco dove la luce era troppo bassa per fare qualcosa di presentabile!

Francesco Balestri

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