Versace originale made in china

La sicurezza dei codici è vitale alla sopravvivenza di ogni industria. I segreti per uno stato sono come le spazzole per un parrucchiere: ovvero, essenziali! Negli ultimi tempi la Cina, dopo un lungo cammino silenzioso e tortuoso, è riuscita a percepire informazioni preziose sul meglio della tecnologia aeronautica dell’occidente. L’intelligence cinese ha messo a segno diversi colpi, ma sicuramente, quello più importante è stato messo a segno quando sono riusciti a impadronirsi dei sati sul F-35: il mitico caccia sviluppato negli Stati Uniti, collaborando con altri partner, tra i quali l’Italia – dalle informazioni che siamo riusciti a percepire, pare che il contributo dell’Italia sia stato decisivo sulla scelta della tinta dei sedili del F-35 (ci distinguiamo sempre per il nostro gusto, autentico e originale!).

L’operazione da quanto dicono i Britannici, è stata condotta in circa diciotto mesi, tutto è stato messo in meno ai mitici hackers cinesi al servizio dell’esercito, capaci di lavorare ininterrottamente, senza uso di polverine bianche (la Cina non è mai stata glamour!). Gli hacker, secondo una delle versioni fornite, sarebbero entrati nel sistema della società inglese Bae System, una grossa società che lavora per lo sviluppo del jet, sottraendo informazioni chiave. In questa fase, le spie mandarine avrebbero sottratto le informazioni riguardanti il design e gli apparati elettronici. Un’altra versione (ma poco attendibile, perché rivelata da un militare appartenente ad una setta evangelica) sostiene che i cinesi abbiamo intercettato i dialoghi di una riunione della Bae, nella riunione si parlava di alta tecnologia di bordo e dei sistemi di comunicazione.

Ma l’attacco al F-35 non è stato l’unico caso d’incursione. Altri gruppi di hackers hanno puntato diverse personalità politiche occidentali. Dall’ufficio della Markel fino a interi dipartimenti negli Usa. I cinesi si sono dedicati allo spionaggio di grandi gruppi industriali, si sono dedicati ai segreti dello Shuttle – con lo scopo di andare ad aprire centri di massaggio su Marte – ai bombardieri, e alla tecnologia Stealth. Ma tutto questo darsi da fare non preoccupa più di tanto l’occidente. Infatti, le spie occidentali – che nessuno può negarlo, ma sono le più belle! Quelle con maggiore stile, prendete lo status symbol per ogni spia occidentale: James Bond! Insomma, volete paragonare James Bond, che beveva Martini e indossava lo smoking, con degli 007 cinesi, bassi, che bevono birra cinese e puzzano d’aglio? Il paragone non regge! – segnala che la Cina in realtà abbia seri problemi di riproduzione. Infatti, da quello che è trapelato, pare che la Cina anche se è venuto a conoscenza dei segreti sulla realizzazione di questi formidabili mezzi tecnologici, non sia in grado di riprodurli.

Ma non è la prima volta che avviene tutto ciò, e soprattutto, le tecnologie militari non sono l’unico obiettivo cinese. Il fatto che la Cina sia brava a copiare, è una verità, ma vera in parte. Basta considerare la contraffazione che avviene in Cina sui capi d’abbigliamento; avevano provato a copiare, e tuttora lo fanno, lo stile dei grandi brand italiani, falsificandoli e spacciandoli per originali. Le copia di un Versace originale e come riconoscerlo sul web non è meno grave di un chip di un radar di guerra, l’innovazione e la difesa della conoscenza e la battaglia di oggi. La segretezza dei codici è vitale per la sicurezza di un marchio come Versace e per un sistema anti-missile. Insomma, bisogna stare attenti ai cinesi, questa non è la morale, è soltanto un punto di vista.

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Diaz un altro punto di vista

Io il 2001 avevo già 22 anni. E avevo anche un amico poliziotto con cui avevo giocato durante la mia infanzia a pallone. Ero intenzionato a salire a Genova per far sentire la mia voce. Per protestare. Però c’erano già stati i fatti di Goteborg, che non avevano molto convinto sulla natura “pacifista” del movimento No-global. Insomma: questo amico lo vidi 1 mese e 1/2 prima di Genova e mi disse:- Tu non salire a Genova, se vuoi manifestare pacificamente e soprattutto se non vuoi che ci ritroviamo nemici su un campo di battaglia che nessuno dei due ha organizzato.

A Genova poi non andai, avevo altro da fare, mi piaceva una ragazza, c’avevo i cazzi miei, però ho accompagnato un po’ di amici alla Stazione, e altri amici stavano facendo il servizio militare nell’arma dei Carabinieri. Come dire, ero coinvolto bipartisan.

La notizia del morto, Carlo Giuliani, ragazzo, non mi sconvolse, ero solo preoccupato per i miei amici, militari e non. Nella scuola Diaz ci sono state delle rappresaglie o come dice Daniele Vicari, nel suo film, c’è stata la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale, dopo la seconda guerra mondiale. Tutta propaganda di sinistra. Guantanamo docet. Tutti volontari e personalmente tutti colpevoli. Se un poliziotto ti spacca la testa, vuol dire che qualche cazzata devi averla combinata. Come andare a dormire in una scuola dove non c’è un vero servizio d’ordine mentre infuria una battaglia mediatica e reale.

E quindi? E’ bello fare film impegnati, è bello parlarne, ma sarebbe ancora più bello non farle succedere queste cose e questo vale per tutti, studenti, forze dell’ordine disordinate, e per una nazione civile e democratica come è (quasi) sempre stata l’Italia.

p.s. Non ho ancora visto il film Diaz di Vicari, ma in compenso adesso mi rivedo “I guerrieri della notte” di Walter Hill, perchè è un film sempre molto attuale.

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Perché mark zuckerberg non potrebbe mai essere italiano

Mark Zuckerberg serve solo da titolo, il punto di questo post non è lui ma il fatto che in Italia i sessantenni non si levano mai dai coglioni.

Guidano. Stanno dietro gli sportelli alle poste e fanno le file alle poste. Stanno a casa il sabato sera ma anche in pizzeria. In discoteca per farli contenti rincoglioniscono i trentenni con Maracaibo della Carrà. Stanno nei consigli d’amministrazione a parlare di innovazione mentre cercano di capire da che lato piscia il loro iPhone.

Negli USA ad una certa età se ne vanno in Florida. Questo consente di respirare più liberamente, di andare a vivere la vita senza articoli 18 (vi riveliamo un segreto, per vivere non serve art.18)

I sessantenni con le loro idee da cataplasmi, con le loro pantofole di merda e il postemat con i soldi della pensione (presa a 47 anni) vi stanno rubando il futuro!  L’Italia uscirà dal baratro quando la generazione postbellica si trasferirà al campo santo. Per quell’epoca questa generazione avrà creato tanti danni che i cinesi e i rumeni (che hanno fatto entrare in questo paese) diventeranno i vostri datori di lavoro. Mandiamoli in Florida a mettersi i bermuda sti sessantenni.

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Ecco perché Pierpaolo Capovilla mi sta sul cazzo

Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo passo, io scrivo soltanto ciò che ho sofferto punto per punto in tutto il mio corpo, quello che ho scritto l’ho sempre trovato attraverso tormenti dell’anima e del corpo (Antonin Artaud)

Non ho mai digerito le persone che si chiamano Pierpaolo. Avevo un amico al liceo, era considerato un bravo ragazzo dai più, ma per me era un po’ uno stronzo… dopo la scuola ci siamo persi di vista. E poi, ora che ricordo meglio, non si chiamava nemmeno Pierpaolo.

Ho sempre pensato che l’approccio al nome fosse una cosa importante, non so perché. Ma chi porta ‘sti nomi composti “del kigno” già lo racchiudo in un contesto d’antipatia retroattiva. Sono un tipo che ragiona per stereotipi e preconcetti. Del resto lo fa anche lui: Pierpaolo Capovilla.

“Pierpaolo Pasolini, Capovilla, Bene, e la cultura dell’intrattenimento di massa per intellettuali da oratorio”. Si doveva chiamare così questo pezzo, ma il mio editor ha detto che era un titolo da cazzaroni e quindi l’ho dovuto cambiare.

Lo ammetto, a scanso di equivoci, io non ascolto Il Teatro degli Orrori. Primo perché non mi piace il nome, lo trovo privo di senso, secondo perché “io ho paura”. Sono uno che dorme con la luce accesa. E solo dopo aver detto tutte le preghierine.

Aldous Huxley me lo sono letto al liceo. Non mi piace Aldous Huxley perché era uno scrittore che aveva una visione angusta della vita. (il nuovo disco del Teatro degli Orrori si intitola “Il Mondo Nuovo”.)

Tornando alla musica. Non ascolto nessuna band italiana che si è formata negli ultimi dieci anni. In genere ascolto Mark Lanegan o Bob Dylan.  Mi piacciono Dario Brunori, i Miss Fraulein e Kyle, perché sono persone che conosco. Mi stanno simpatici. E’ gente vera che mangia salciccia e broccoli di rapa, come me.

Capovilla l’ho conosciuto. Aveva un bel taglio di capelli. Mi ha chiesto se avevo un imodium. Notoriamente conosciuto come il farmaco dei coraggiosi. C’ha stile Capovilla. Specialmente nella scelta degli stivaletti. Penso. Non è una cosa da sottovalutare, questa. Ligabue con la scelta delle scarpe giuste ha venduto quasi un milione di dischi, ma erano gli anni novanta. E tutto era possibile.

Capovilla mi hanno detto che ha fatto buone letture, ma pessimi ascolti. Come molti personaggi presuntuosi, me lo immagino un tipo che non ascolta nulla, tranne la sua voce interiore e forse i fantasmi di un passato sepolto.

C’è un bel divario tra Fabrizio De Andrè e Pierpaolo Paso-villa. C’è la distanza di quasi quarant’anni di Storia, in cui il nostro Paese è cambiato. C’è il distacco tra ciò che è popolare e ciò che è culturale. In mezzo ci sono stati, tra le altre cose, i reality e i social network, e il fatto che la Musica non ha più avuto l’importanza epocale che ebbe negli anni ’60-’70-’80.

Capovilla è il solito artista pretenzioso sapientemente in bilico tra le provocazioni pasoliniane e l’irriverenza di un Carmelo Bene posticcio. Una vera icona culturale della nuova dottrina filosofica post-autentica.

Come ha detto Federico Guglielmi in un articolo: “Diffidare un po’ di vati e profeti dovrebbe essere un imperativo categorico. Tanto più in questi giorni dove una scorreggia riesce a fare il rumore di una bomba.” C’è una leggenda metropolitana che sta circolando sul leader de Il teatro degli orrori. Si dice che Capovilla soffra di sindrome da intestino irritabile. Il chè spiegherebbe la maggior parte dei suoi testi. L’ufficio stampa non ha confermato la notizia.

“Io amo questo paese amo il silenzio operaio intorno alla mia paura Pier Paolo Pasolini sarebbe d’accordo con me Slavoi Zizek farebbe un bel discorso divertente Asor Rosa: non ho niente da dire tanto nessuno, ormai nessuno mi ascolta” (P. Capovilla)


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PARANOID ANDROID DIO

La mia ragazza ha già provato due volte a spiegarmi cos’è Android, ma io mi sono arreso.

Sto alla tecnologia come Schifani agli Anal Cunt, e in tempi in cui tutto regredisce, tranne il quantitativo di chip presente nell’aria, la cosa mi fa sentire come un vecchio lamentoso nei confronti degli operai lenti… che lui in un mese ha asfaltato l’Abissinia, altrochè.

E’ che non me ne frega ‘na beata cippa di computer e affini. Sono analogico, non digitale. Mi meraviglio di quando un amico si diverte con le app dello smartphone ed è entusiasta, come se avesse a che fare con qualcosa di nuovo quanto incredibile. Per me la tecnologia non inventa nulla, al limite semplifica e rimette in circolo roba che già c’era – tipo il palinsesto di RaiDue.

Purtroppo sto già pagando le conseguenze del mio comportamento da ottuagenario disilluso. Mio nipote di tre anni tocca il cellulare e crea melodie che riesce a replicare, mentre io lo guardo e penso ”Cazzo, ho un nipote !” Sono spacciato. Uso in modo non adeguato i termini “scaricare” e “resettare” e i miei amici ridono di me, come avrebbero riso della parola “puttanesca” in prima media.

Ogni volta che ho un problema al pc bestemmio in serbo-croato, sono incazzato come manco gli zingari mi avessero rubato in casa e cacato sul tavolo della cucina e telefono all’amico esperto che sbuffando, mi dice con naturalezza cristallina tutte le operazioni che devo eseguire.

Oddio, amico esperto. Ormai sono TUTTI amici esperti del computer. Quelli che non lo sono se ne fregano, perché scopano. Vengo a sapere che Android è un “sistema operativo”. E che vuol dire ? Mi sembra un’espressione evocativa quanto generica, come “barriera architettonica” o “convergenza parallele”. Il tempo che mi spiega cosa voglia dire io già non lo seguo più, perchè Internet mi ha fottuto la memoria a breve termine.

Faccio sì con la testa e quando smette di parlare mi ricollego alle ultime 2-3 parole che ha detto per fargli capire che lo stavo seguendo e che il discorso mi interessa – quando in realtà me ne sbattevo già dopo la seconda a di “Android”.

Mi sembra di dover essere a un corso di aggiornamento per vita quotidiana. A ‘sto punto non ci sto, le notizie le leggerò sul teletex e i film li vedrò col Betamax, andatevene a fanculo voi, Steve Jobs e quell’aria di superiorità che in realtà non è tale, ma sono io che mi sento inadegua… vabbè, andate a fanculo col Tom Tom – ecco, se quest’ultima frase si aggiusta e le si da un’accezione romanesca, Brignano mangerà per un altro paio di giorni.

(m4)
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Voglio evolvere: voglio dire “ciao caro” ad un amico

Voglio evolvere anche io.

Non posso continuare a dire “ciao compà” ad un amico. E’ una cosa da tamarri. Devo evolvere e iniziare a dire:”ciao caro”.

Sono per strada alla fiera di San Giuseppe o cazzaggio su Facebook e qualcuno che conosco da una vita mi dice: “uèè auguri” perché è il mio onomastico.

A casa mia nonna mi chiama Peppino, come il marito, mio nonno,  ma io quando rispondo dico: “ciao caro”.

E’ tutta un’altra musica. Voglio essere anche io uno di quelli che dice “ciao caro”, è un diritto naturale: voglio evolvere. E se prima bastava lavarsi il culo adesso voglio anche profumarlo con Dolce&Gabbana.

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Crosetto non viene in Calabria: mettiamo il lutto al pisciaturo

Guido Crosetto dice che non viene mai in Calabria perché è una regione di mafiosi cattivi.

Insomma brutti sporchi e cattivi.

Mentre cercheremo di farcene una ragione crediamo che ogni calabrese stia disponendo il lutto sull’apposito pisciaturo.

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Donne in cerca di guai

Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi.” (Cioran)

‎”Il discorso è che ci sono donne che pensano che una laurea sia abbastanza per trovare un cazzo, dopo l’Università. Poi rimangono deluse e vanno a protestare in piazza, perchè il mondo è maschilista, e loro vogliono un lavoro che le rispetti in quanto Donne, poi tu, datore, le assumi e queste si mettono a far figli come conigli, con il primo rottame che le fa sognare un mondo diverso, portandola al concerto di Vasco, dove passano ore ad ammiccarsi e sudarsi addosso.

Arrivano a casa, fanno del sesso scadente e silenzioso, dove lui per far finta che stanno facendo una scopata di quelle serie, butta soprammobili contro il termosifone per far casino. Nove mesi dopo nasce un figlio, lo chiameranno Ares, nell’intento di dargli un modo per farsi riconoscere sempre, e renderlo così originale.

Ares Cazzamurio diventerà un ragazzino che ama le moto, bongare la sera, e rubare autoradio con gli amici romeni di Casalpuscerlengo. Ruberà i soldi alla madre, che ora divorziata passa il tempo a succhiare il cazzo al capo della ditta tessile in cui lavora.

Ogni tanto riaccende lo stereo, e riascolta le canzoni che l’hanno fatta innamorare, piangendo. Il venerdì sera va a ballare latino-americano per poi scopare coetanei di suo figlio che vanno li apposta per rimorchiare tardone. Ora Ares guida ruspe e per hobby, di notte, stacca cazzi a transessuali peruviani e uccide prostitute cinesi, per fare borsette con lo stomaco, per la madre. E tubi d’irrigazione con gli intestini, da vendere alle risaie della Scotti srl.”

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Twitter per seguire il Mondo

“Sul Web è come  se fossimo al volante, per la velocità con cui ci incazziamo con gli altri guidatori e strombazziamo la nostra tastiera manco fossimo stritolati da un ingorgo!”

Diciamolo, l’autorefenzialità del web ci ha rotto. Siamo in pieno ipercitazionismo retromaniaco. E’ l’epoca del post-autentico. Oggi non si perde più tempo nel costruire ed edificare una carriera o nel voler essere professionali. Oggi chi gestisce un negozio si fa pubblicità (da solo) attraverso account Twitter, pagina Facebook o sito Internet.

Il nuovo trend effetto “droste” è creare una pagina a supporto di un link, che mette in moto un banner che ti farà scaricare un software (utili idioti, diceva Lenin) che urterà una linea di feed che stuzzicherà le attenzioni di un account che su eBay mio padre comprò.

Tutto deve essere fair, purché sia privo di contenuto, denaturato.  E mentre da una parte una sparuto rango di folli e idealisti inizierà una nuova crociata a favore dell’autenticità, dall’altro ci sarà una silenziosa moltitudine di utenti cinguettanti, già pronti a scambarsi informazioni frenetiche e snelle per trovare un nuovo sistema di monetarizzare la propria presenza sul web.

Chi frequenta Facebook ha capito. Nell’era della libertà d’espressione digitale, gettare il sassolino nello stagno non basta più. A meno chè non si tratti di una sala di poker online.

Un vecchio Santone a proposito della Rete disse ‎”Lei poteva essere La Risposta alle sue preghiere: peccato che lui fosse ateo“.

E questa è la favola del profilo Twitter che sostenne il Mondo.

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